Non si ha certezza, ma è molto probabile che fu il genio di Archimede a concepire la prima rudimentale filettatura. Leggenda vuole che, in visita in Egitto, si ingegnò per trovare una soluzione che consentisse di sollevare l’acqua dal Nilo per irrigare i campi. Era un procedimento diverso dalla già conosciuta ruota idraulica e consisteva in una spirale di legno di salice, imbevuta di pece e avvolta all’interno di un cilindro di legno chiuso a sua volta con due tavolette – anche’esse ricoperte di pece – in modo da far trovare la vite all’interno di un tubo che non lasciasse uscire il liquido.

Sezione della “coclea” di Archimede

Dei cerchi di ferro rinforzavano il tubo all’estremità e delle manovelle facevano sì che la vite girasse spostando grandi quantità d’acqua quando una delle due estremità veniva immersa.

Sebbene attribuita ad Archimede e quindi a due secoli e mezzo prima della nascita di Cristo, probabilmente Archimede stesso venne a conoscenza dell’invenzione proprio ad Alessandria d’Egitto e che esistesse una coclea che irrigava già secoli prima i giardini pensili di Babilonia.

Per almeno tre secoli dopo Archimede il principio della spirale fu utilizzato soprattutto come pompa. Ad esempio, nel 200 d.C., era molto comune la coclea per svuotare i fondi delle navi che imbarcavano acqua. Contestualmente nacquero le presse a vite di legno, per la lavorazione dell’olio d’oliva e del vino. Un altro campo d’applicazione della vite fu nella “ruota dentata”.

Antica pressa a vite per pressa olearia

Ma nonostante i tanti usi, la vera e propria “vite” metallica comparve nel XV secolo ma non divenne di uso comune fino a quando non fu inventato un sistema per la loro produzione in serie, cosa che accadde inevitabilmente in piena rivoluzione industriale quando l’ingegnere britannico Henry Maudslay brevettò un tornio per la fabbricazione di viti (1797), poco prima del brevetto americano di David Wilkinson, anch’egli ingegnere e probabilmente non a conoscenza del metodo Maudslay. Curioso scoprire che i primi cacciavite come li conosciamo iniziarono a svilupparsi solo dopo le produzioni in serie di viti.

L’ingegnere Henry Maudslay

Quindi sì, ovviamente sono nate prima le viti!

La standardizzazione dei filetti iniziò a diffondersi di pari passo con la corsa agli armamenti della Seconda guerra mondiale, per permettere agli alleati di scambiarsi pezzi di ricambio e componenti.

L’invenzione della famosissima vite con testa a croce, attribuita a Henry Phillips, in realtà è dell’americano J. P. Thompson che vendette il brevetto a quella che presto diventerà la Phillips Screw Company. Phillips ebbe notevoli difficoltà a trovare una officina in grado di intagliare il nuovo tipo di testa, fino a quando contattò la giovane società American Screw Company che credette e investì nell’idea, ottenendo un notevole successo.

Vite “Phillips”, con testa a croce

Con il passare dei secoli e l’avvento dell’era digitale abbiamo lentamente dimenticato quanto sia stato importante un così piccolo pezzo di metallo per godere dei miracoli tecnologici di cui oggi siamo spettatori e fruitori. Questa piccola digressione suoni per tutti voi come un’ode alle piccole cose, essenza concreta delle grandi imprese, ma anche dei sogni di ognuno.

Sì, anche dei nostri.

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